Gesù disputa con i dottori nel tempio
Gaspare Landi | 1812-17
Attualmente esposta: Musei civici di Palazzo Farnese, Pinacoteca
La composizione, nei gesti e nelle espressioni, sembra a prima vista derivare dalla Cena di Leonardo liberamente decostruita e riaggregata intorno alla sigla ottagonale del pavimento (cui sarebbe però arduo riconoscere una simbologia neomedievale di tipo numerologico autonoma) nello schema arcaistico-purista di un’esedra umana contro le quinte colonnari del ricetto del Tempio. Alcune “teste di carattere” sono di grande intensità, altre – come sovente nel Landi – introspettive e grevi. Le connotazioni più interessanti dell’opera sono la sua spartana nudità di sentimento, l’estrema semplicità, quasi una forzatura della teorica mengsiana (che ne identificava il concetto con la radice suprema del classico), il senso del sacro naturalizzato, che la collocano a monte dell’incipiente gusto purista. Si tratta tuttavia, e a suo modo, comunque di opera di gusto parnassiano ove, oltre l’eco di Leonardo, si ritrova quello, non meno forte, degli arazzi vaticani di Raffaello e dell’espressivismo della sua ultima maniera; mentre il Gesù e luinesco, e il realismo – in genere – più che vagamente caravaggesco è nei modi del tardo-cinquecentesco locale, specie di Antonio e Vincenzo Campi (cfr. l’Ultima cena, Fontanella al Piano, parrocchiale).
Informazioni tecniche
- Il Palazzo Farnese a Piacenza. La Pinacoteca e i Fasti, a cura di Stefano Pronti, Piacenza, 1992
Bibliografia
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F. Arisi, 1970, p. 338, (con bibl. Precedente);
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S. Pronti, 1981; N. Agostini, Gaspare Landi tra neoclassicismo e purismo. Interazioni fra iconografia sacra e profana, in “Bollettino Storico Piacentino”, LXXIX, 1984, 1;
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G. L. Mellini, in Il Palazzo Farnese a Piacenza. La Pinacoteca e i Fasti, catalogo della mostra (Piacenza, 1992) a cura di Stefano Pronti, Milano 1997, p. 215 (n.71).